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Paese

Dati Generali
Il paese di Gesico
Gesico è un Comune della provincia di Cagliari. È situato a 300 metri sul livello del mare, al confine tra la Marmilla e il Sarcidano. Conta 960 abitanti. Dista 51 km da Cagliari. Il paese, con un´economia principalmente agricola, famoso oggi anche per i suoi murales, è caratterizzato dalla presenza di numerose chiese, tanto che Gesico viene definito il “paese delle sette chiese?.
Il territorio di Gesico
Altitudine: 300 m
Superficie: 25,97 kmq
Popolazione: 988
Maschi: 506 - Femmine: 482
Numero di famiglie: 352
Densità di abitanti: 38,7 per Kmq
Farmacia: via UmbertoI, 22 - tel. 070 987054
Guardia medica: (Mandas) - tel. 070 984111
Polizia municipale: via Vittorio Emanuele, 5 tel. 070 987043
Carabinieri: Via Armatore Sciesa, 41 - tel. 070 9877003

Storia

GÈSICO, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Isili nel mandamento di Mandas, che comprendeasi nell’antica curatoria di Seurgus, dipartimento del regno cagliaritano.

La sua posizione geografica e alla latitudine 39° 37', e alla longitudine orientale di Cagliari 0° 1'.

Giace in un basso fondo dove non entra che il ponente e maestro per un varco che apresi tra due eminenze. Soffresi gran caldo d’estate, fredd’umido nel-l’inverno. Le pioggie sono frequenti, non rara la neve, ma poco durevole, e le nebbie poco nocive. L’aria è in certe stagioni insalubre.

Gesico componesi di due rioni, Gesico-mannu e Gesicheddu, separati dal fiumicello che nasce in suo territorio verso tramontana a distanza di un grosso miglio. Il rione grande è bagnato all’altra parte dal rio di Mandas, che poco dopo riceve l’anzidetto rivolo.

Le case sono poste al meriggio ad eccezione di poche che riguardano il levante. Saranno circa 150. Esse hanno un piazzale in avanti con loggia (sa lolla), e addietro un orticello con altra loggia chiusa (su lobiu), o bugigattolo, dove conservan la paglia, e molti anche il vino. Sulle stanze terragne è un solajo (su staulu), fatto di canne, sul quale tienesi il grano e sono conservate altre provviste. Nessuna abitazione vedesi degna di essere menzionata. La costruzione è a pietre ed a legname di ginepro. Anche nelle case volgari è usata gran pulitezza, già che generalmente vivono tutti con certa agiatezza e con certo lusso nelle case nobili e ricche.

Traversano il paese due strade principali, una da Mandas a Sèlegas, l’altra da Seurgus a Villanova franca. Siccome nè queste nè le altre sono selciate in tutte parti, però in molti tratti sono fangose d’inverno, e in alcuni siti pantanose pure di estate.

Sono in Gesico circa 220 famiglie composte di circa 950 anime. Le medie annuali dedotte dal decennio scaduto, dietro nascite 40, morti 25, matrimonii 8. Le donne invecchiano ad una grande età serbando molta forza di corpo e di spirito, mentre son rari gli uomini che oltrepassino gli anni 80. La mortalità è ne’ piccoli fino ai sette anni, dopo la qual età l’organismo si invigorisce mirabilmente. Le frutta, l’aderenza del sole estivo, i miasmi che sorgono dai pantani, e molto copiosi mentre sono agitati dalle bestie e principalmente da’ majali, e quelli che sviluppansi nel terreno riscaldato alle pioggie d’estate o d’autunno, sono le cause per cui quei teneri periscano. Le malattie più frequenti sono le epatiti, le perniciose e le periodiche. Si è ben riuscito a dissuadere la gente dalla stolta opinione che aveano sulla vaccinazione; nè più i genitori ricusano presentare i figli al medico incaricato della salutifera operazione. Un chirurgo assistito da due flebotomi attende alla sanità di questi paesani; le medicine prendonsi da altro luogo.

I gesighesi sono presentemente stimati siccome gente laboriosa e pacifica, ed è rara disgrazia che alcuno si veda trasportato al delitto. In altri tempi eran ben altre le condizioni in tal rispetto. Le carceri sono tali che sia inumanità rinchiudervi un uomo che non abbia subìta sentenza. Si ricordano ancora le catene al collo e al piede, alle quali erano legati i ditenuti, e vive tuttora uno che perdette per tal tormento una gamba, non ostante che fosse innocente, come fu poi legalmente dichiarato.

La ordinaria ricreazione di questi paesani è la comune dei sardi, il ballo al suon della zampogna.

Distinzione personale. Si numerano famiglie agricole 170, pastorali 10, meccaniche 22, nobili 4 con 11 individui, e altre 12 che sono di preti, notai e impiegati. Le famiglie proprietarie sono 180, le povere 40.

In ogni casa è in opera almeno un telajo per la provvista della famiglia in pannilani e lini. Le tele sono ordinarie; le fanove lavorate assai bene.

Concorrono alla scuola primaria circa 40 fanciulli. Il numero de’ giovani che san leggere e scrivere prova che l’istruzione fu ben regolata e proficua pel passato. Di che devesi lode al paroco Gio. Vargiu, or canonico della primaziale, il quale seppe persuadere i genitori a mandar i figli alla scuola, e animare il maestro gratificandolo per la sua diligenza. Il Sovrano attestava al sunnominato il suo reale gradimento (anno 1825 addì 14 marzo). Se tutti i capi delle parrocchie avessero imitato il bell’esempio, non si avrebbe il dispiacere di vedere il nullo o piccolissimo frutto che dopo tanti anni che le scuole primarie sono stabilite vedesi ottenuto.

Sono in questa parrocchia due legati per le povere zitelle, pel primo si tirano a sorte tre nomi, e sono date tre piccole somme; pel secondo estraesi un solo nome. Il primo fu istituito nel 1717 dal rettore Ruiu, che dopo avere per 33 anni governata questa chiesa, passò tra’ canonici della primaziale, e poscia alla sede vescovile di Ales; l’altro da D. Monserrato Diana nel 1815.

Religione. I gesighesi sono sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari. La chiesa parrocchiale è nel rione di Gesico-mannu. Si nomina da s. Giusta, è di bella struttura, ed ha 8 altari. Per la manutenzione ha un reddito annuo di ll. n. 1500, e per questo e per i doni di alcuni parochi è abbellita di marmi e fornita de’ necessarii argenti.

Il paroco si intitola rettore, ed ha per cooperatori nella cura delle anime due altri preti, senza un terzo che è incaricato della istruzione de’ fanciulli. La insalubrità del clima fa che si rifiutino molti sacerdoti di andarvi a servigio; e però sono ricevuti, qualunque sieno, quelli che sono nati sotto un cielo non migliore. Converrebbe formarne de’ nativi, a che provvide il sullodato canonico Vargiu istituendo nel seminario una piazza per un giovine del paese. Sia onore a tali sacerdoti, che coi frutti de’ loro beneficii studiano al bene dei popoli e non a impinguare le loro famiglie.

La decima che offrono questi popolani può computarsi per media di ll. n. 7000.

Le chiese minori sono 5: la Vergine d’Itria che credono essere stata l’antica parrocchiale, trovasi all’estremità del paese, ed è adorna d’un’antica pittura in tavola; s. Amatore distante pochi minuti dall’abitato; s. Lucia, e s. Sebastiano, assai vicine, e s. Mauro, a mezz’ora dal paese.

Il campo-santo è alle spalle della chiesa di s. Amatore, e fu stabilito nel 1817, cioè poco dopo che il governo ordinò che i cadaveri non fossero più deposti nelle chiese. Anche i gesighesi abborrivano come gli altri sardi di essere sepolti fuor della chiesa per un comune pregiudizio: ma tale pregiudizio svaniva alle istruzioni del paroco, e cessava la ripugnanza. Se un tal effetto non si vide in tanti altri paesi, fu veramente perchè i parochi mancarono al loro ufficio. Certuni con lo specioso pretesto che la loro messione è solamente per le cose spirituali, lasciano esistere le perverse opinioni e i disordini, e sono in causa che le savie disposizioni del governo siano sterili di buon frutto.

Le feste principali, e molto frequentate da’ forestieri, sono: la prima addì 14 maggio per s. Mauro nella sommità del Monte Corona, donde in tempo sereno vedesi la capitale e gran numero di popolazioni de’ vicini dipartimenti, la Valenza, la Trecenta, la Marmilla ecc.; vi si tiene mercato; l’altra per s. Amatore vescovo africano, esiliato con s. Fulgenzio e compagni da Trasamondo, e morto in esilio con Amatello diacono e Ferdinando suddiacono; le reliquie de’ quali state scoperte nel 1621, essendo rettore Giovanni Gessa, sono conservate in un’urna di marmo dietro l’altar maggiore della parrocchia. Si celebra la loro festa nella terza domenica di ottobre con numerosissimo concorso da tutte le parti del regno, e tienesi una fiera che può annoverarsi tra le maggiori.

Agricoltura. Il territorio di Gesico ha un’area di circa 6000 starelli, ed è lodato per una maravigliosa virtù produttiva.

Esso è in gran parte piano. Il monte principale è l’anzidetto Corona che sorge verso il ponente-libeccio del paese in forma conica con piccol piano nella sommità. Le altre eminenze sono, Sessèri, Ruinatelargiu, Sizzìdiri, Planuserri, Nuragi de columbus, Su planu dessa furca, e Su planu deis olìas. Si trovano terre buone per tevoli e mattoni, de’ quali già da dieci anni si è dimessa la fabbricazione per difetto di combustibile. Quest’arte fu qui esercitata da tempi antichissimi, e nella regione che dicono Sa mizza dessa tèula furono scoperte alcune fornaci che l’accrescimento del suolo aveva interrate.

Il monte di soccorso fu istituito nel 1700 dal sunnominato benemerito rettore Salvatore Ruiu di Cagliari, del quale avendo già notato l’animo benefico, or diremo che fu un sacerdote dottissimo, dell’opera del quale gli arcivescovi di Cagliari si valevano nella visita delle chiese. La sua memoria è in benedizione presso questo popolo, e non spegnerassi negli animi grati. Il rettor Vargiu rifabbricava del suo il magazzino.

Si sogliono seminare star. di grano 1000, d’orzo 130, di fave 250, di lino 25, di legumi 70, ed alcuni imbuti di meliga. Rende ordinariamente il grano 20, l’orzo 25, parimente le fave e i legumi.

Si coltivano alcuni tratti di terreno a cocomeri, cavoli, pomidoro, zucche ed altre specie.

I fruttiferi saranno poco più di 3000 individui tra peri, susini, fichi, olivi, ecc. Gli olivi sono poco più del terzo del numero totale. Mancando la macina mandansi i frutti in Guasila.

Circa 150 starelli di terreno sono occupati dal vigneto. Il prodotto sopravanza spesso le 20 mila quartare. Le uve più comuni sono le così dette mostài, nuràgus, mònica, malvasia. I vini sono di molta bontà.

Le terre chiuse per alternarvi la seminatura e la pastura non sono più di 1000 starelli. La maggiore di queste tanche ha un’area di star. 60.

Si è già cominciato a chiudere i terreni, e sperasi che in vista della utilità si vorrà continuare. La sperienza ha fatto vedere che i seminati difesi da muriccia o da siepe producono un terzo più del solito, e che il pascolo che vi nasce quando si fa maggese è molto abbondante.

In Gesico, come negli altri paesi del Seurgus, l’agricoltura sarebbe più considerevole se i molti terreni (circa star. 2500), che appartengono alla chiesa, alla causa pia, al monistero della Purissima di Cagliari, e a’ marchesi di s. Tommaso e di Barumini, e si danno in appalto, si chiudessero e si possedessero da altri proprietarii. Le mani morte potrebbero cederli a mani vive almeno in enfiteusi. Finora si è tentato, ma in vano; forse però non andrà molto che il governo, che e’ già è entrato nelle grandi riforme, faccia intender la ragione a quei proprietarii. Il loro capriccio dovrassi rispettare, e potrà prevalere alla pubblica utilità?

Sull’arte de’ coltivatori non si ha che dire in rimprovero. Farebbero però qualche cosa di più se fossero illuminati ed eccitati dagli esempi.

Bosco ceduo. Ormai questo manca, perchè l’agricoltore ha occupata quella regione che in altri tempi lasciata senza cultura produceva il necessario pe’ forni e i focolari. Molte famiglie sono decadute, perchè i loro uomini furono colti in territorio straniero legnando, e perdettero il carro, il giogo, gli istromenti, e di vantaggio dovettero pagare la multa e le spese della causa. Da tali disgrazie avrebbero dovuto esser persuasi a piantare nel loro territorio quei vegetabili, dai quali potessero dappoi avere quanto fosse di bisogno; tuttavolta non ci han pensato ancora.

Pastorizia. Questa è molto ristretta, massime dappoichè anche il prato fu coltivato. Si aveano (anno 1839) vacche 150, buoi per l’agricoltura 180, pecore 2000, porci 200, cavalli 40 e giumenti 150, i quali faticano nella macinazione dei grani avendo cessato di operare l’unico molino, che era in moto per circa sei mesi.

I formaggi sono di mediocre bontà, e vendonsi a Cagliari, dove pure sono vendute le pelli da quando fu dimessa la concia che aveasi.

Selvaggiume. Manca nelle grandi specie, e non si trovano che conigli e lepri. Sono però in gran numero le pernici, le tortore, i tordi e i passeri. Grandissima è la generazione delle cornacchie: esse notano i campi dove si seminano le fave, e vanno a scavarle quando vedono partito il colono. Vi ritornano quando cominciano a maturare i frutti, e prendonsi una grossa primizia.

Acque. Sono in questo territorio molte sorgenti, e vantate sopra le altre quelle di Montecorona, e le appellate di Sturrùi, e sa minza de sa teula. Il popolo beve della fonte che dicon dessu bacu dess’abulèu.

Sono da notare due ruscelli, uno il rio di Mandas, l’altro che nasce in questa regione nella valletta del mirto (Su baccu dessa murta). Riuniti procedono verso Barumini per entrar nel letto del Caralita. La piena del rio Murta impedisce talvolta che gli abitanti del rione Gesicheddu passino nell’altro. Sono di tutta necessità due ponti, uno per mantenere le pratiche tra i detti due rioni; l’altro sul fiume di Mandas, che quando è pieno de’ torrenti vieta il passaggio in altre regioni. L’alveo de’ detti fiumicelli essendo qua e là colmato, però accadono inondazioni pur quando non è molta la copia delle pioggie, e nell’estate resta interrotto il corso, e formansi non pochi pantani a viziar l’aria. In queste acque prendonsi molte anguille.

Commercio. I gesighesi vendono i cereali in Cagliari,

o a’ barbaricini, ogliastrini e sarrabesi. Ricavan pure qualche lucro da’ prodotti pastorali. Per una comune possono guadagnare annualmente circa 50 mila ll. n. Gesico distà dalla strada provinciale d’Ogliastra non più di un’ora, e molto gioverebbe alla agevolezza dei trasporti se si aprisse una carreggiata insino alla medesima.

Antichità. Sono in questo territorio non meno di 15 norachi, nominati dalla regione nella quale si trovano; i più in gran parte distrutti.

In diversi siti sono osservate vestigia di antiche popolazioni; una all’austro nel luogo denominato da s. Amatore, donde credono i gesighesi essersi allontanati i loro maggiori a dove or è il paese; un’altra nel luogo detto Magumàdas a un miglio da Gesico verso il meriggio; e una terza a levante in distanza di mezz’ora nel luogo che dicon Sessèri. Non restò sopra le medesime alcuna tradizione.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Gesico
13/15 Giugno: Santa Giusta e Sant'Isidoro – riti religiosi seguiti dalla festa civile con canti e balli.
10/12 Settembre: San Mauro – il simulacro di San Mauro viene portato in processione nella chiesetta posta sul monte omonimo. Dopo i riti religiosi si svolge il tradizionale pranzo comunitario, seguito da balli, canti e giochi.
3° domenica di Ottobre: Sant’Amatore – festa nell’antica chiesetta campestre
3° fine settimana di Ottobre: Sagra della Lumaca – Si svolge in concomitanza con la festa di Sant’Amatore. Si preparano i piatti tradizionali che vengono offerti ai partecipanti: lumache con la fregola, al sugo e col pane grattugiato.